01/09/2010 - Roma - (Da un'intervista resa a Repubblica ad Ilaria Carra)
Con la sua spada ha appena vinto i campionati italiani di scherma. Il quarto titolo in carriera, bissato poi con il podio più alto anche nella gara a squadre. La pedana del Palalobello di Siracusa ha proclamato Diego Confalonieri, trentunenne di Bresso e con i carabinieri due bronzi su tutti (a squadre alle Olimpiadi di Pechino nel 2008 e individuale a San Pietroburgo, l'anno prima) lo spadaccino italiano più forte in circolazione.
L' hanno festeggiata al suo ritorno ? «La mia famiglia, i miei amici e anche la mia fidanzata, Fabiana. È stata una gara combattuta, e vincere una grande conferma delle mie capacità. Certo, non è che la gente mi riconosca per strada. Solo dopo Pechino, io e i miei compagni di squadra (Matteo Tagliariole Alfredo Rota, ndr) ci eravamo stupiti che la gente ci fermasse per ringraziarci delle emozioni trasmesse in pedana. Oggi quell'
effetto olimpico è un po' svanito...».
La sua spada continua a portarle fortuna, però. La tratta bene lei ? «Non ne sono geloso, è uno strumento di lavoro con cui mi tolgo delle soddisfazioni. Ne ho cinque o sei, non tendo a proteggerle: le tengo in cantina, in casa, sul balcone, dove capita. Nessuna magia dietro, anche se a breve pensavo a un tatuaggio. È come impugnare una penna, naturale. Anche mettermi la maschera tutti i giorni: vedere tutto reticolato è normale, mi fa quasi specie il contrario. Ormai potrei anche dormire con spada e maschera addosso».
Tira di scherma da quando aveva sei anni. Stanco ? «Non ancora, anzi. Forse perché ho iniziato a farlo per caso, e continuo perché mi piace. Non è mai stata la mia ossessione. È colpa di mia madre: io facevo tutti gli altri sport possibili ma a sei anni mi ha obbligato a provarne uno un po' diverso. Nemmeno sapevo che esistesse, la scherma. Niente storia romantica alle spalle, per me: mai vestito da Zorro a Carnevale, come raccontano tanti compagni. Ho cominciato col fioretto, tra l' altro. Poi a 12 anni, la spada. Sono alto, mi si adatta di più. E poi, così, non devo discutere con gli arbitri: è la disciplina più diretta, e quindi più adatta a me».
Ecco. Ha appena battuto tutti gli altri italiani ma non fa parte, attualmente, della squadra azzurra, da mesi non viene convocato. Che succede ? «Io sono a disposizione, vorrei far parte del gruppo ma aspetto di conoscere il mio destino. Purtroppo, così, non mi sono potuto qualificare per i prossimi Europei, a Lipsia, e a i Mondiali di Parigi. Ma da gennaio voglio rientrare, attendo l' esito di una riunione che deve svolgersi tra il Coni e la Federazione, proprio sul mio caso. Sono uno schietto: questo a volte può avermi penalizzato. I miei amici mi chiamano il Cassano della scherma, e a voler ben vedere forse non sbagliano di molto. Però adesso è importante che mi dicano cosa ne sarà di me».
Lei si allenava a Milano, come mai è fuggito al Club Scherma Roma ? «La chiusura di un ciclo, era il momento di cambiare. Il mio allenatore, l' ex schermidore Angelo Mazzoni, due anni fa se n' è andato in Svizzera. La Società del Giardino ha smesso di essere il centro nevralgico della spada italiana. Ma con un progetto serio, tutti siamo pronti a tornare già da settembre. Con Mazzoni, però».
Ultima cosa: cosa dovrebbe fare la scherma per avere più seguito ? «Dobbiamo smetterla di essere uno sport elitario: va aumentato il bacino d' utenza, fatta propaganda nelle scuole, sulle spiagge, dove capita. Ci si deve adattare a praticarla nelle palestre, anche se ha il limite di essere uno sport molto tecnico. Ma l' unica è mischiarci con gli altri».